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Lo sviluppo della psicologia cognitiva e la sua relazione con la psicoanalisi di Freud

L'ascesa del cognitivismo segna un'epoca in cui la psicologia si concentra sui processi mentali interni, sfidando il comportamentismo. Con l'opera di Neisser e il contributo di Chomsky, si sviluppa un approccio che paragona la mente a un computer, influenzando la neuropsicologia e le neuroscienze cognitive.

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1

Negli anni '50, il ______ emerge come nuovo paradigma nella psicologia, opponendosi al ______.

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cognitivismo comportamentismo

2

A differenza di Wundt, i cognitivisti adottano metodi ______ e ricevono contributi importanti dalla ______, come le teorie di ______ sul linguaggio.

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empirici linguistica Noam Chomsky

3

Paradigma dell'elaborazione delle informazioni

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Mente umana come sistema che elabora input per produrre output comportamentali, simile a computer.

4

Codifica e memorizzazione

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Processi di trasformazione degli input sensoriali in formati gestibili e loro immagazzinamento nella memoria.

5

Feedback nel cognitivismo

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Meccanismo di auto-regolazione dei processi cognitivi per il raggiungimento di obiettivi, influenzando il comportamento.

6

Un ______ indica che durante il pensiero si verificano processi cognitivi più complessi.

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tempo di reazione prolungato

7

Critica di Neisser al cognitivismo

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Neisser critica il cognitivismo per la creazione di modelli teorici lontani dalle applicazioni pratiche.

8

Scienza cognitiva: campo interdisciplinare

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La scienza cognitiva integra diversi ambiti come l'ergonomia e l'interazione uomo-macchina, oltre al modello computazionale.

9

Evoluzione verso neuropsicologia e neuroscienze cognitive

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La psicologia cognitiva si sviluppa in neuropsicologia e neuroscienze cognitive, utilizzando neuroimaging (PET, fMRI) per studiare le basi neurali dei processi cognitivi.

10

Nel ______, con la pubblicazione de 'L'interpretazione dei sogni', Freud ha proposto che i sogni riflettano desideri inconsci.

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1900

Q&A

Ecco un elenco delle domande più frequenti su questo argomento

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L'ascesa del cognitivismo negli anni '50

Durante gli anni '50, il cognitivismo si afferma come paradigma emergente in psicologia, contrapponendosi al comportamentismo che dominava il campo fino ad allora. I cognitivisti, critici nei confronti del comportamentismo per la sua esclusiva attenzione ai comportamenti osservabili, iniziano a indagare i processi mentali interni. Questo nuovo approccio si focalizza sullo studio di come gli esseri umani percepiscono, pensano, apprendono e ricordano, paragonando la mente a un elaboratore di informazioni. A differenza del metodo introspettivo di Wilhelm Wundt, i cognitivisti utilizzano metodi empirici per inferire i processi mentali dai comportamenti osservabili. Il cognitivismo beneficia di contributi interdisciplinari, in particolare dalla linguistica, con le teorie di Noam Chomsky che propongono l'esistenza di strutture mentali innate, cruciali per l'apprendimento del linguaggio e per i processi cognitivi in generale.
Cervello umano dettagliato al centro, sfondo chiaro, figura maschile con camice e oggetto in mano a destra, divano scuro a sinistra.

Il paradigma dell'elaborazione delle informazioni

Il cognitivismo introduce il paradigma dell'elaborazione delle informazioni, che considera la mente umana come un sistema che elabora attivamente gli input sensoriali per produrre output comportamentali. Questo modello si ispira al funzionamento dei computer, utilizzando concetti come codifica, memorizzazione, recupero e processamento delle informazioni. Il paradigma dell'elaborazione delle informazioni si avvale anche del concetto di feedback, derivato dalla cibernetica, per spiegare come i processi cognitivi si auto-regolino in funzione del raggiungimento di obiettivi, influenzando così il comportamento.

La misurazione dei processi cognitivi e il feedback

Per misurare i processi cognitivi, i cognitivisti utilizzano tecniche come i tempi di reazione, che forniscono indizi sulla durata e sulla complessità del processamento mentale. Un tempo di reazione prolungato suggerisce l'intervento di processi cognitivi più articolati. Il comportamento è interpretato come il risultato di una serie di processi cognitivi finalizzati alla risoluzione di problemi, con la possibilità di apportare correzioni attraverso il feedback. Questo meccanismo è essenziale per comprendere come gli individui si orientano verso obiettivi e come pianificano le proprie azioni.

Dalla psicologia cognitivista alla scienza cognitiva

Nel 1967, Ulric Neisser pubblica "Cognitive Psychology", un'opera che sintetizza i progressi del cognitivismo e sottolinea la possibilità di studiare i processi cognitivi nonostante la loro invisibilità. Neisser critica il cognitivismo per la tendenza a produrre modelli teorici distanti dalle applicazioni pratiche, una riflessione che contribuisce allo sviluppo della scienza cognitiva. Quest'ultima, un campo interdisciplinare, continua a utilizzare il modello computazionale per simulare i processi mentali, ma si estende anche all'ergonomia e all'interazione uomo-macchina. La psicologia cognitiva si evolve inoltre verso la neuropsicologia e le neuroscienze cognitive, sfruttando tecniche di neuroimaging come la PET e la fMRI per esplorare le basi neurali dei processi cognitivi.

La psicoanalisi e il contributo di Sigmund Freud

In parallelo al cognitivismo, la psicoanalisi di Sigmund Freud ha esercitato un'influenza profonda sulla comprensione della mente umana. Con la pubblicazione de "L'interpretazione dei sogni" nel 1900, Freud introduce l'idea che i sogni siano manifestazioni di desideri inconsci. La sua teoria dell'inconscio, che postula l'esistenza di motivazioni nascoste dietro le decisioni consapevoli, e la sua enfasi sulla sessualità come forza motrice dello sviluppo psichico, hanno provocato un cambiamento radicale nel pensiero dell'epoca. Nonostante le controversie, le teorie di Freud hanno avuto un impatto duraturo sulla pratica clinica, nonché su vari settori della cultura e dell'arte.