La Rivoluzione d'Ottobre e la nascita della Russia sovietica
La Rivoluzione d'Ottobre del 1917 e la presa del Palazzo d'Inverno rappresentano un momento cruciale nella storia russa. I bolscevichi, guidati da Lenin, presero il potere, instaurando un regime autoritario e ponendo fine alla partecipazione russa nella Prima Guerra Mondiale con il trattato di Brest-Litovsk. La successiva guerra civile consolidò il loro governo, portando alla nascita della Russia sovietica.
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La Rivoluzione d'Ottobre e la presa del Palazzo d'Inverno
Nell'ottobre del 1917, la Russia viveva un periodo di profonda instabilità politica e sociale. I bolscevichi, guidati da Vladimir Lenin, sfruttarono il malcontento popolare per guadagnare il controllo dei soviet, gli organi di potere locale, in particolare a Pietrogrado (l'odierna San Pietroburgo) e Mosca. Il 25 ottobre (7 novembre nel calendario gregoriano), le forze bolsceviche, composte da soldati e milizie operaie note come Guardie Rosse, lanciarono un attacco contro il Palazzo d'Inverno, simbolo del potere del governo provvisorio guidato da Aleksandr Kerenskij. La presa del palazzo segnò il culmine della Rivoluzione d'Ottobre e portò al potere i bolscevichi, che immediatamente iniziarono a promulgare decreti rivoluzionari, tra cui la cessazione delle ostilità nella Prima Guerra Mondiale e la redistribuzione delle terre ai contadini.
I bolscevichi al potere e la stretta autoritaria
Dopo aver preso il potere, i bolscevichi si trovarono di fronte alla sfida di consolidare il loro governo in un contesto politico frammentato. Alle elezioni per l'Assemblea Costituente, tenutesi nel novembre 1917, ottennero solo una minoranza dei seggi, mentre i Socialisti Rivoluzionari ottennero la maggioranza. Tuttavia, i bolscevichi, sostenendo che i soviet rappresentavano una forma di democrazia più diretta e autentica, sciolsero l'Assemblea nel gennaio 1918. Il regime bolscevico si mosse rapidamente verso un sistema autoritario: fu istituita la Ceka, la polizia segreta, per combattere i nemici interni; furono creati tribunali rivoluzionari per giudicare i controrivoluzionari; i partiti politici d'opposizione furono banditi; e l'esercito fu riorganizzato nella potente Armata Rossa, guidata da Lev Trotzkij, con l'introduzione di commissari politici per garantire l'ideologia bolscevica tra le truppe.
Il trattato di Brest-Litovsk e la guerra civile
La decisione dei bolscevichi di ritirare la Russia dalla Prima Guerra Mondiale portò alla firma del trattato di Brest-Litovsk il 3 marzo 1918, che comportò significative cessioni territoriali agli Imperi centrali. Questo atto fu percepito come un tradimento dalle potenze dell'Intesa, che iniziarono a sostenere le forze antibolsceviche, note come "bianchi", composte da monarchici, nazionalisti e altri gruppi controrivoluzionari. La guerra civile russa che ne seguì fu un conflitto sanguinoso e devastante, che vide anche l'intervento di forze straniere. La guerra si concluse con la vittoria dei bolscevichi nella primavera del 1920, ma a un costo umano e materiale enorme. Durante il conflitto, lo zar Nicola II e la sua famiglia furono giustiziati dai bolscevichi nel luglio 1918, per prevenire il rischio di un loro utilizzo come simboli controrivoluzionari.
La nascita della Russia sovietica
La Russia sovietica emerse dalla rivoluzione e dalla guerra civile come uno Stato a partito unico, governato dal Partito Comunista, con un sistema politico autoritario e centralizzato. Nonostante le sue caratteristiche antidemocratiche, il nuovo regime si presentò come un faro di liberazione e giustizia sociale, promuovendo l'abolizione delle classi e la proprietà collettiva dei mezzi di produzione. La Russia sovietica divenne un modello alternativo di organizzazione sociale e politica, esercitando un'influenza significativa sulla politica internazionale per tutto il XX secolo, e ponendosi come uno dei due poli durante la Guerra Fredda che seguì la Seconda Guerra Mondiale.
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