Il poemetto 'La signorina Felicita ovvero la felicità' di Guido Gozzano esplora l'amore non vissuto e l'ideale di una vita semplice. Attraverso la figura di Felicita e la villa Amarena, il poeta crepuscolare riflette sulla felicità genuina e sulla malinconia dell'intellettualismo, in un'opera che oscilla tra nostalgia e ironia.
Mostra di più
1
4
Contesto e struttura del poemetto "La signorina Felicita ovvero la felicità"
"La signorina Felicita ovvero la felicità" è un'opera poetica di Guido Gozzano, esponente del movimento letterario crepuscolare italiano. Pubblicato per la prima volta su rivista nel 1909 e poi inserito nella raccolta "I colloqui" del 1911, il poemetto si compone di 434 versi articolati in otto sestine di endecasillabi, seguendo uno schema metrico ABABBA o ABBAAB. La narrazione, che si sviluppa come una novella in versi, racconta di un amore idealizzato e mai realizzato con la Signorina Felicita, una ragazza di provincia. Ambientato in un contesto borghese, il poemetto riflette la ricerca di una felicità semplice e genuina, che si rivela essere un'illusione per il poeta, intrappolato tra il desiderio di una vita semplice e la consapevolezza della propria natura intellettuale.
Il ricordo di un amore non vissuto e il simbolismo della villa Amarena
Il poemetto si apre con il ricordo del poeta scaturito dalla vista del nome di Santa Felicita sul calendario, che evoca la figura di una giovane donna incontrata nella villa Amarena. Questa dimora, con i suoi ciliegi e il fantasma di una marchesa, diviene il simbolo di un amore ideale e di una vita semplice che il poeta avrebbe potuto condurre. La villa, con il suo giardino antico e l'orto dal profumo tetro, rappresenta il luogo dove il poeta e Felicita avrebbero potuto condividere un'esistenza quotidiana, lontana dal freddo intellettualismo e dalla malinconia che pervadono la vita del poeta.
La figura di Felicita e l'ideale di felicità semplice
Felicita è ritratta come una donna dalla bellezza non eclatante ma dalla genuinità e schiettezza che incarnano un ideale femminile distante dalle figure decadenti tipiche della letteratura dell'epoca. Il poeta la immagina nelle sue attività quotidiane, come tostare il caffè o cucire, e riflette su come la sua semplicità possa rappresentare una forma di felicità autentica. Tuttavia, questa immagine di vita borghese e serena è messa in contrasto con l'autoconsapevolezza del poeta, che riconosce l'impossibilità di rinunciare al proprio mondo intellettuale per una realtà così dimessa.
L'ambivalenza tra nostalgia e ironia nella poesia di Gozzano
Gozzano manifesta un sentimento ambivalente nei confronti della vita semplice e provinciale simboleggiata da Felicita. Da un lato, si percepisce la nostalgia per una genuinità perduta e il desiderio di una vita affettuosa e senza artifici. Dall'altro, si avverte un'ironia sottile, poiché il poeta è pienamente consapevole dei limiti di tale esistenza e della sua incompatibilità con la propria natura artistica e letteraria. Questa tensione tra desiderio e realtà si riflette nelle scelte stilistiche del poemetto, che varia tra un linguaggio colloquiale e momenti di elevata letterarietà.
La conclusione del sogno e l'addio alla felicità illusoria
Nell'ultima strofa, il poeta descrive il "mestissimo giorno degli addii", quando Felicita gli promette eterno amore, ma lui si allontana definitivamente dalla villa e dal sogno di una vita semplice. L'addio tra i due è rappresentato con i toni della poesia tardoromantica, evidenziando la natura artificiosa e letteraria dell'intera vicenda. Il poeta ammette che l'immagine di sé come giovane romantico è un autoinganno consapevole, rivelando l'irrealizzabilità del sogno di una felicità semplice e autentica. La consapevolezza dell'irraggiungibilità di tale felicità chiude il poemetto, lasciando il lettore con una riflessione sulla complessa relazione tra vita, arte e desiderio.
Vuoi creare mappe dal tuo materiale?
Inserisci il tuo materiale in pochi secondi avrai la tua Algor Card con mappe, riassunti, flashcard e quiz.