La caccia alle streghe e le trasformazioni del pensiero politico nel XVII secolo
La persecuzione delle streghe in Europa, tra superstizioni e inquisizioni, segnò un'epoca di oscurantismo e paura. Donne accusate di stregoneria affrontarono processi e torture, spesso per pregiudizi di genere. Questo periodo vide anche un'evoluzione nel pensiero politico, con teorie sull'assolutismo e il giusnaturalismo che influenzarono la formazione dei moderni stati nazionali.
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La persecuzione delle streghe nell'Europa moderna
Durante il passaggio dall'epoca medievale all'età moderna, l'Europa fu testimone di una tragica e diffusa persecuzione delle streghe. Questa caccia era radicata in antiche superstizioni e intensificata dall'associazione cristiana del diavolo con il male attivo nel mondo. Nel XIII secolo, si affermò la convinzione che la stregoneria implicasse un patto con il diavolo, e nel XV secolo si cristallizzarono i concetti di sabba e volo notturno. Il "Malleus Maleficarum" (1486) fu un influente trattato che codificò le credenze sulla stregoneria e guidò i processi inquisitori. Nonostante ci fossero critici come Johann Weyer, che considerava le presunte streghe come persone affette da malattie mentali, le teorie sulla stregoneria presero piede sia nel cattolicesimo che nel protestantesimo, alimentando la persecuzione.
La giustizia e la stregoneria: processi e inquisizioni
I processi per stregoneria si intensificarono nel XV secolo, prevalentemente sotto la giurisdizione dei tribunali civili, mentre in Spagna e Italia l'Inquisizione si occupò di questi casi come manifestazioni di eresia. Le vittime erano spesso donne, in particolare quelle socialmente vulnerabili, come guaritrici o levatrici, e venivano accusate sulla base di pregiudizi di genere e di una visione sessuofobica che le dipingeva come suscettibili all'influenza diabolica. Le confessioni, molte volte estorte sotto tortura, erano spesso il risultato di credenze sincere o di interpretazioni errate da parte dei giudici di pratiche e tradizioni popolari.
L'Inquisizione e la distinzione tra magia e superstizione
Le Inquisizioni spagnola e romana adottarono un approccio più misurato nei confronti della stregoneria, cercando di distinguere tra pratica superstiziosa e rito ancestrale. L'obiettivo della Chiesa era più quello di disciplinare e rieducare piuttosto che reprimere brutalmente, tentando di integrare le pratiche popolari nella dottrina cristiana. Questa prudenza contrastava con la tendenza di alcune autorità laiche a rispondere alle pressioni delle comunità locali che attribuivano disastri naturali e calamità a presunte attività stregonesche.
Il declino della caccia alle streghe e le ultime esecuzioni
La persecuzione delle streghe diminuì significativamente alla fine del XVII secolo, con variazioni regionali nell'intensità e nella durata. Tra gli ultimi casi documentati vi furono le esecuzioni a Siviglia nel 1781 e a Poznań nel 1793. Le stime sul numero totale di esecuzioni variano ampiamente, ma si concorda sul fatto che la maggior parte delle vittime fossero donne. La caccia alle streghe raggiunse anche le colonie americane, come evidenziato dal caso delle streghe di Salem nel 1692.
L'evoluzione del pensiero politico nel XVII secolo
In parallelo alla caccia alle streghe, il XVII secolo fu un periodo di significative trasformazioni nel pensiero politico. L'assolutismo fu sostenuto da teorici come Robert Filmer e Jacques Bénigne Bossuet, che giustificavano il potere monarchico come naturale o divinamente ordinato. Il giusnaturalismo, rappresentato da pensatori come Hugo Grotius e Thomas Hobbes, introdusse il concetto di diritti naturali che trascendono le leggi umane. Hobbes, nel suo "Leviatano", descrisse la necessità di un potere sovrano per prevenire il caos sociale. John Locke, d'altra parte, avanzò l'idea di un contratto sociale che limitava i poteri ceduti allo stato, gettando le basi per un governo liberale che proteggesse i diritti fondamentali di vita, libertà e proprietà.
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