Le cause dell'innesco della Seconda Guerra Mondiale
Le ambizioni espansionistiche del Terzo Reich e l'Asse Roma-Berlino furono cruciali per l'avvio della Seconda Guerra Mondiale. L'ideologia del Lebensraum di Hitler, l'Anschluss dell'Austria, le leggi razziali italiane e il Patto Molotov-Ribbentrop delineano il contesto dell'epoca.
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Le Ambizioni Espansionistiche del Terzo Reich
Durante il periodo che precedette la Seconda Guerra Mondiale, le ambizioni espansionistiche del Terzo Reich furono un fattore determinante per l'innesco del conflitto globale. La Germania nazista, sotto la guida di Adolf Hitler, perseguiva una politica estera basata sulla dottrina del "Lebensraum" (spazio vitale), che mirava all'espansione territoriale per garantire risorse e spazio alla crescente popolazione tedesca. Questa ideologia prevedeva l'unificazione di tutti i popoli di lingua tedesca e l'acquisizione di nuovi territori a scapito delle nazioni confinanti. Il concetto di "Grande Germania" includeva regioni come l'Alsazia-Lorena, il corridoio di Danzica e la regione dei Sudeti, che erano state separate dalla Germania in seguito al Trattato di Versailles del 1919. L'annessione dell'Austria nel 1938, conosciuta come Anschluss, e l'occupazione dei Sudeti, concessa dalla Conferenza di Monaco, rappresentarono le prime realizzazioni di queste mire espansionistiche. Tuttavia, la violazione del principio di autodeterminazione dei popoli slavi avvenne con l'occupazione della Boemia e della Moravia, parti della Cecoslovacchia, nel 1939, segnando un ulteriore passo verso l'aggressione e la dominazione tedesca in Europa.
L'Asse Roma-Berlino e le Leggi Razziali in Italia
In parallelo all'espansionismo tedesco, l'Italia fascista, guidata da Benito Mussolini, si avvicinò alla Germania nazista a seguito dell'isolamento internazionale che aveva subito dopo la guerra d'Etiopia. Nel 1936, i due paesi formarono l'Asse Roma-Berlino, impegnandosi in una politica estera congiunta che comprendeva il sostegno al generale Francisco Franco nella guerra civile spagnola e la firma del Patto Anticomintern con il Giappone, volto a contrastare l'espansione del comunismo. Nel 1938, Mussolini promulgò le leggi razziali in Italia, ispirate alle leggi di Norimberga, che imponevano discriminazioni contro gli Ebrei, nonostante la comunità ebraica fosse storicamente integrata nella società italiana e l'antisemitismo non fosse un fenomeno diffuso come in Germania. Queste leggi prevedevano l'esclusione degli Ebrei da molte professioni e la revoca di numerosi diritti civili. Mussolini, seguendo l'esempio di Hitler, occupò l'Albania nel 1939, mirando a estendere l'influenza italiana nei Balcani. L'alleanza tra Italia e Germania si rafforzò ulteriormente con la firma del Patto d'Acciaio nel 1939, che prevedeva un impegno di mutuo sostegno militare in caso di guerra.
Il Patto Molotov-Ribbentrop e l'Imminenza del Conflitto
Per prevenire un conflitto su due fronti, Hitler cercò un'intesa con l'Unione Sovietica. Il 23 agosto 1939, i due paesi firmarono il Patto Molotov-Ribbentrop, un trattato di non aggressione che includeva un protocollo segreto per la spartizione dell'Europa orientale. Secondo questo accordo, la Germania avrebbe occupato la parte occidentale della Polonia, mentre l'URSS avrebbe annesso la parte orientale della Polonia, oltre a territori come la Finlandia e i Paesi baltici. Questo patto rappresentò un chiaro preludio al conflitto imminente, con la Germania che pianificava l'invasione della Polonia nonostante l'opposizione del governo polacco alla cessione del corridoio di Danzica. La firma del patto tra Hitler e Stalin, spesso rappresentata in vignette satiriche dell'epoca, non lasciava presagire le tragiche conseguenze che sarebbero seguite, con l'inizio della Seconda Guerra Mondiale solo una settimana dopo, il 1° settembre 1939.
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