Il concetto di plusvalore di Karl Marx

Karl Marx definisce il plusvalore come il valore creato dal lavoro che supera il salario dell'operaio, essenziale per il profitto nel capitalismo. Il capitale si divide in costante e variabile, con il secondo che genera profitto. Marx critica il capitalismo per l'alienazione e l'instabilità che provoca, proponendo una rivoluzione verso una società comunista senza classi.

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Il concetto di plusvalore secondo Marx

Karl Marx, filosofo ed economista del XIX secolo, sviluppò il concetto di plusvalore all'interno della sua critica dell'economia politica capitalista. Il plusvalore rappresenta il valore aggiuntivo generato dal lavoro dell'operaio che eccede il valore del suo salario, il quale è determinato dal costo dei beni necessari per mantenere l'operaio e la sua famiglia. Questa differenza di valore è sfruttata dal capitalista per ottenere un profitto. Marx illustra questo processo attraverso la formula D-M-D', dove D rappresenta il capitale iniziale, M la merce prodotta dal lavoro, e D' il capitale finale, che è maggiore del capitale iniziale grazie al plusvalore. Questo meccanismo di sfruttamento è fondamentale per l'accumulazione di capitale nel sistema capitalistico e si distingue dal sistema economico pre-capitalistico, rappresentato dalla formula M-D-M, in cui il denaro è semplicemente un mezzo per facilitare lo scambio di merci.
Fabbrica industriale d'epoca con camini fumanti, operai in attività, ingranaggio metallico arrugginito e pezzi di carbone a terra.

Capitale costante e capitale variabile in Marx

Nell'analisi marxista, il capitale si divide in costante e variabile. Il capitale costante comprende gli investimenti in macchinari, attrezzature e materie prime, che non alterano il loro valore nel processo produttivo. Il capitale variabile, invece, è rappresentato dai salari pagati agli operai, che hanno la capacità di generare valore aggiuntivo, ovvero il plusvalore. Il profitto del capitalista deriva dall'uso del capitale variabile, poiché è attraverso l'esploitation della forza-lavoro che si crea valore eccedente il costo dei salari. Per determinare il profitto reale, è necessario dedurre dal plusvalore i costi associati al capitale costante, come l'acquisto e la manutenzione delle macchine. Pertanto, il profitto è sempre minore del plusvalore totale prodotto dal lavoro.

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1

Critica di Marx all'economia capitalista

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Marx critica il capitalismo per lo sfruttamento del lavoro e l'accumulazione di capitale a discapito degli operai.

2

Formula D-M-D' nel pensiero marxista

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Rappresenta il ciclo del capitale nel capitalismo: investimento (D), produzione di merce (M), ritorno aumentato (D').

3

Differenza tra D-M-D' e M-D-M

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D-M-D' è il ciclo capitalista dove il denaro genera più denaro; M-D-M è il ciclo pre-capitalistico di scambio merce-denaro-merce.

4

Nell'analisi di ______, il capitale è suddiviso in due tipi: costante e variabile.

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Marx

5

Alienazione del lavoratore

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Marx descrive l'alienazione come distacco del lavoratore dal prodotto del suo lavoro, risultato dell'industrializzazione che rende il lavoro monotono e privo di significato.

6

Caduta tendenziale del saggio di profitto

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Teoria marxista che prevede una diminuzione del profitto nel tempo a causa dell'incremento dell'automazione e della concorrenza, portando a crisi di sovrapproduzione.

7

Disoccupazione tecnologica

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Perdita di posti di lavoro causata dall'automazione e dall'efficienza produttiva, che può portare a instabilità economica e crisi del sistema capitalista.

8

Secondo Marx, la ______ democrazia emerge con la fine delle ______ e del sistema produttivo capitalista.

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vera disuguaglianze

9

Superamento ingiustizie capitalismo

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Rivoluzione per abbattere lo Stato borghese e le strutture di potere.

10

Dittatura del proletariato

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Fase transitoria dove il proletariato guida la società verso il comunismo.

11

Società comunista: caratteristiche

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Società senza classi e proprietà privata, fine dell'alienazione e dello sfruttamento.

Q&A

Ecco un elenco delle domande più frequenti su questo argomento

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