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Il concetto di plusvalore di Karl Marx

Karl Marx definisce il plusvalore come il valore creato dal lavoro che supera il salario dell'operaio, essenziale per il profitto nel capitalismo. Il capitale si divide in costante e variabile, con il secondo che genera profitto. Marx critica il capitalismo per l'alienazione e l'instabilità che provoca, proponendo una rivoluzione verso una società comunista senza classi.

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1

Critica di Marx all'economia capitalista

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Marx critica il capitalismo per lo sfruttamento del lavoro e l'accumulazione di capitale a discapito degli operai.

2

Formula D-M-D' nel pensiero marxista

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Rappresenta il ciclo del capitale nel capitalismo: investimento (D), produzione di merce (M), ritorno aumentato (D').

3

Differenza tra D-M-D' e M-D-M

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D-M-D' è il ciclo capitalista dove il denaro genera più denaro; M-D-M è il ciclo pre-capitalistico di scambio merce-denaro-merce.

4

Nell'analisi di ______, il capitale è suddiviso in due tipi: costante e variabile.

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Marx

5

Alienazione del lavoratore

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Marx descrive l'alienazione come distacco del lavoratore dal prodotto del suo lavoro, risultato dell'industrializzazione che rende il lavoro monotono e privo di significato.

6

Caduta tendenziale del saggio di profitto

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Teoria marxista che prevede una diminuzione del profitto nel tempo a causa dell'incremento dell'automazione e della concorrenza, portando a crisi di sovrapproduzione.

7

Disoccupazione tecnologica

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Perdita di posti di lavoro causata dall'automazione e dall'efficienza produttiva, che può portare a instabilità economica e crisi del sistema capitalista.

8

Secondo Marx, la ______ democrazia emerge con la fine delle ______ e del sistema produttivo capitalista.

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vera disuguaglianze

9

Superamento ingiustizie capitalismo

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Rivoluzione per abbattere lo Stato borghese e le strutture di potere.

10

Dittatura del proletariato

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Fase transitoria dove il proletariato guida la società verso il comunismo.

11

Società comunista: caratteristiche

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Società senza classi e proprietà privata, fine dell'alienazione e dello sfruttamento.

Q&A

Ecco un elenco delle domande più frequenti su questo argomento

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Il concetto di plusvalore secondo Marx

Karl Marx, filosofo ed economista del XIX secolo, sviluppò il concetto di plusvalore all'interno della sua critica dell'economia politica capitalista. Il plusvalore rappresenta il valore aggiuntivo generato dal lavoro dell'operaio che eccede il valore del suo salario, il quale è determinato dal costo dei beni necessari per mantenere l'operaio e la sua famiglia. Questa differenza di valore è sfruttata dal capitalista per ottenere un profitto. Marx illustra questo processo attraverso la formula D-M-D', dove D rappresenta il capitale iniziale, M la merce prodotta dal lavoro, e D' il capitale finale, che è maggiore del capitale iniziale grazie al plusvalore. Questo meccanismo di sfruttamento è fondamentale per l'accumulazione di capitale nel sistema capitalistico e si distingue dal sistema economico pre-capitalistico, rappresentato dalla formula M-D-M, in cui il denaro è semplicemente un mezzo per facilitare lo scambio di merci.
Fabbrica industriale d'epoca con camini fumanti, operai in attività, ingranaggio metallico arrugginito e pezzi di carbone a terra.

Capitale costante e capitale variabile in Marx

Nell'analisi marxista, il capitale si divide in costante e variabile. Il capitale costante comprende gli investimenti in macchinari, attrezzature e materie prime, che non alterano il loro valore nel processo produttivo. Il capitale variabile, invece, è rappresentato dai salari pagati agli operai, che hanno la capacità di generare valore aggiuntivo, ovvero il plusvalore. Il profitto del capitalista deriva dall'uso del capitale variabile, poiché è attraverso l'esploitation della forza-lavoro che si crea valore eccedente il costo dei salari. Per determinare il profitto reale, è necessario dedurre dal plusvalore i costi associati al capitale costante, come l'acquisto e la manutenzione delle macchine. Pertanto, il profitto è sempre minore del plusvalore totale prodotto dal lavoro.

Le criticità del sistema capitalistico secondo Marx

Marx evidenzia diverse criticità del capitalismo, che nonostante l'incremento della produttività e della ricchezza, generano effetti negativi per la classe lavoratrice. L'industrializzazione e l'automazione, sebbene aumentino l'efficienza produttiva, peggiorano le condizioni dei lavoratori, intensificando l'alienazione e riducendo il loro lavoro a compiti monotoni e ripetitivi. La "caduta tendenziale del saggio di profitto", dovuta alla concorrenza e all'automazione, e l'aumento della disoccupazione tecnologica minacciano la stabilità del sistema, poiché possono condurre a crisi di sovrapproduzione e al potenziale collasso del capitalismo. Questi elementi contribuiscono ad acuire le disuguaglianze tra la classe dei capitalisti, che accumula ricchezza e potere, e quella dei proletari, che subisce sfruttamento e impoverimento.

La critica marxista allo Stato borghese

Marx critica lo Stato borghese come strumento al servizio della classe dominante, che protegge i suoi interessi e privilegi. Egli sostiene che lo Stato moderno è l'espressione di una società divisa e infelice, fondata sulla proprietà privata e su un concetto di libertà che è astratto e privo di sostanza in termini di giustizia sociale. Per Marx, la vera democrazia si realizza con l'abolizione delle disuguaglianze e dei rapporti di produzione capitalistici che perpetuano l'oppressione, e con il riassorbimento dello Stato nella società civile, creando così una comunità di individui liberi e uguali.

Rivoluzione e società comunista in Marx

Marx propone che l'unico modo per superare le ingiustizie del capitalismo sia attraverso una rivoluzione che rovesci lo Stato borghese e le sue strutture di potere. In un periodo di transizione, il proletariato, divenuto classe dominante, instaurerebbe una "dittatura del proletariato" per guidare la società verso il comunismo. L'obiettivo finale è la creazione di una società senza classi e senza proprietà privata, in cui gli individui vivano liberi dall'alienazione e dallo sfruttamento. In questa società comunista, i principi dello sfruttamento e della proprietà privata, pilastri del sistema capitalistico, sarebbero superati a favore di un'organizzazione collettiva della produzione e della distribuzione delle risorse.